heliogravures au grain - gomma bicromata - stampa al carbone - kalitipia - cianografia
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  TANGENTE  -  2015
   
  Ilford GALERIE FB gr. 2
virata selenio
 
       
 
   
stampa all'argento  
   
     La stampa all’argento “tradizionale” — oggi “storica” — ha costituito campo di ricerca nel settore fotografico, dagli anni quaranta dell’800 agli anni settanta-ottanta del novecento (http://www.heliogravures.it/pdf/proce.pdf), cedendo solamente alla crescita esponenziale della tecnologia digitale, pochi anni dopo l’introduzione delle emulsioni a grano tabulare (T-grain) … e rivelatori ad esse dedicati.
     Il semplice sale d’argento (AgNO3), cuore del sistema fotosensibile all’argento, non è sufficiente per giustificare tutte le qualità e le caratteristiche di densità, morbidezza, dettaglio e profondità che la fotografia all’argento ha sviluppato, ma si deve riconoscere che altri materiali hanno contribuito a darle solidità e flessibilità.
     I passaggi dal collodio all’albumina alla gelatina, per quanto riguarda il legante che non è solo tale; dalla ‘carta cerata’, al vetro, alla flessibile “pellicola”, per quanto riguarda il supporto trasparente su cui far incidere la luce; a tutti i princîpi rivelatori, singoli o in sinergia, … per dare “carattere” ad un negativo e quindi ad una stampa, non si può negare la sofisticata tecnologia che ha accompagnato questi 150 anni della fotografia argentica.
     Per questo la fotografia all’argento, al suo grado massimo, è inavvicinabile dal singolo operatore, seppur dotato di una attrezzata camera oscura e nutrita biblioteca! Il fotografo-artigiano ha bisogno di un’industria dedicata, che gli fornisca con continuità materiali affidabili e rinnovati, che — a differenza di quanto possibile nelle altre tecniche antiche di derivazione fotografica — non può preparare da solo.
     Tralasciando l’apparecchiatura di ripresa, tre grandi categorie di materiale contribuiscono alla chimica-fisica del processo ed alla inimitabile personalità della tecnica ai sali d’argento: la pellicola (il supporto trasparente su cui stendere l’emulsione sensibile), il rivelatore (il liquido/i che rende visibile e poi stabile l’immagine impressa) e la carta da stampa (su cui apprezzare in positivo il risultato di tutto il processo).
     Queste tre categorie, da sole ed anche se non sono tutte, forniscono una variabilità infinita al processo, il quale con buona evidenza mostra a tutt’oggi di essere rimasto grandemente legato alla esperienza ed all’approfondimento dell’operatore.
 
 
            
 
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