heliogravures au grain - gomma bicromata - stampa al carbone - kalitipia - cianografia
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heliogravure au grain  
 
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heliogravure dalla cartella TRIO.    17 x 23 cm. - 2015
 
       
 
   
héliogravure 1 di 2  
   

   La fotocalcografia al bitume (héliogravure au grain, photogravure, fotoaquatint, photogravür) è il più sofisticato dei procedimenti foto-meccanici, processi grafici in cui per ottenere la stampa si associa uno stadio ‘foto’grafico di trasporto dell’immagine con l’uso ‘meccanico’ di un torchio — generalmente girato a mano — per imprimere la carta.
La ‘matrice da stampa’ è costituita da una lastra di rame preparata, bitumata ed incisa ad acido, esattamente come per l’incisione all' acquatinta. L'unica differenza rispetto a questa, è che il riporto dell'immagine sulla lastra avviene per via fotografica invece che manuale.

   Per ottenere la lastra incisa si parte da qualunque negativo o file di immagine, con i quali preparare, in camera oscura o mediante una stampante ink-jet o ancora in fotolito, un film positivo specificamente adatto al procedimento in questione per densità e scala tonale.
   Con questa pellicola viene impressionato a contatto, per mezzo di luce UV, un foglio di Carta da Trasporto, detta pure Carta Pigmento, costituita da un supporto cartaceo poco collato, ricoperto con gelatina colorata che viene sensibilizzata all’uso.
La CP, dopo l’esposizione, viene accoppiata sott’acqua alla lastra di rame, trasferendo in tal modo l’immagine sul metallo ricreando in negativo, con diversi spessori di gelatina, luci ed ombre dell’originale.
La lastra così gelatinata, asciutta, viene prima spolverata di bitume finissimo ponendola all’interno di una tradizionale cassetta da acquatinta, quindi portata in un forno, dove far avvenire la fusione dei granelli di resina che andranno a formare quindi la ‘riserva’, cioè la parte che non verrà morsa dall’acido.

   L’acidatura o ‘morsura’ - operazione con cui si ottengono gli incavi sul rame mediati dai vari spessori della gelatina sull’immagine – si effettua con cloruro ferrico (comunemente detto ‘percloruro’) e si esegue a vista, verificando ed annotando sopra una scheda l’avanzare della corrosione di una scala di grigi di riferimento, posta in acido a fianco dell’immagine da mordere. L’operazione richiede il controllo della progressione con almeno 4 bagni a densità differenziate di mordente.

 
 
            
 
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